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Bias cognitivi, cosa sono e come usarli nel marketing?

“Mentire a noi stessi è ben più radicato nella nostra anima del mentire agli altri.” F. Dostoevsky.

Possiamo riassumerli, i bias cognitivi, come i famosi errori di valutazione.

A tutti noi è capitato di avere quella fastidiosa sensazione di essere il peggior nemico di noi stessi. Pensiamo, ragioniamo, eppure ci ritroviamo più spesso di quanto vorremmo a prendere decisioni inadatte come ad esempio sgarri alimentari che ci riempiono di sensi di colpa oppure acquisti impulsivi che si dimostrano inutili…

La nostra mente ogni tanto va in “tilt”, tutta colpa dei bias cognitivi.

Si tratta di un tentativo di ricreare una visione alternativa di ciò che realmente ci circonda ed è un errore che capita molto più frequentemente di quello che si pensa. In poche parole sono delle interpretazioni soggettive e spesso non corrette degli eventi

Ma cos’è esattamente un bias cognitivo?

Si tratta di un’interpretazione soggettiva e distorta della realtà che viene elaborata in modo da essere in linea alle proprie idee, influenzando il giudizio e le relative decisioni (anche di acquisto).

Perché sono importanti nel marketing?

Sappiamo bene ormai che il rapporto tra marketing e psicologia è molto stretto tanto da averne già parlato in maniera approfondita in un nostro precedente articolo che per comodità vi linkiamo nuovamente qui https://labict.com/vendere-al-95-per-cento-del-cervello-dei-clienti/.

C’è un momento in cui il consumatore è estremamente vulnerabile ovvero l’attimo in cui sta per perfezionare un acquisto.

Un buon marketer può quindi solo che sfruttare al meglio i processi decisionali attivati dai consumatori in fase di acquisto. Basterà per lui porsi alcune domande come:

  • Come reagisce un utente dinanzi ad una pubblicità?
  • Che emozioni prova quando si trova a che fare con un determinato brand?
  • Che rilevanza dà ad un prodotto in rapporto alla propria soddisfazione personale?

Questi sono tutti meccanismi che sorgono in fase di acquisto; meccanismi a cui il marketing oggi assegna un’importanza cruciale.

Facciamo qualche esempio, ecco alcuni tipi di bias (se ne contano oltre 100)…

Bias di conferma

Secondo il quale ognuno di noi tenderebbe ad allinearsi a quelle persone o a quelle linee di pensiero che confermano le nostre opinioni, escludendo così ogni forma di contraddittorio. Così, per esempio, leggiamo soltanto libri o quotidiani che cementano le nostre convinzioni.

Bias di ancoraggio

Il più frequente. Quando dobbiamo fare una scelta ci basiamo su fattori ed elementi che riteniamo essere ottimi per fare paragoni e che, in realtà, non soltanto non sono tali ma ci impediscono di vedere un aspetto nel suo insieme.

Questo tipo di bias è molto usato nelle vendite; quando si compra uno smartphone da 1.200 euro appare ragionevole comprare un accessorio da 150 euro, per esempio degli auricolari bluetooth. In realtà, con il prezzo dell’accessorio si può acquistare un cellulare di bassa gamma.

Framing

Il framing altro non è che un effetto che induce il nostro cervello a valutare le informazioni a seconda della cornice che le circondano. Immaginiamo di voler acquistare una moderna macchina da caffè. Nella proposta del nostro venditore ci sono tre modelli: uno base da 100 €, uno intermedio da 130 € e uno “top” da 210 €. Se non esistesse il modello “top” all’interno della proposta probabilmente sceglieremmo il modello base. Con 100 € acquisteremmo una macchina da caffè conforme alle nostre necessità. Ma con la presenza del modello “top” sappiamo che con 30 € in più possiamo acquistare un modello leggermente più prestante, anche se non costoso come il modello da 210 €. Finiremmo per acquistare il prodotto centrale nella cornice.

 Bias del pavone

Tutti noi siamo portati a condividere maggiormente i nostri successi, rispetto ai nostri fallimenti.

Avete bisogno di prove? L’intero Facebook ruota attorno al bias del pavone; le frasi e le immagini più condivise riguardano vacanze incredibili, party selvaggi, amori passionali…

Riprova sociale (bias del carro della banda musicale)

E’ uno strumento che negli ultimi anni è sempre più utilizzato e si caratterizza sostanzialmente nell’arte di influenzare il pubblico attraverso le opinioni di altre persone. Questo meccanismo lo si attiva inserendo nel proprio piano editoriale social le famose recensioni e opinioni dei clienti, ovviamente soddisfatti, che già hanno acquistato il prodotto.

Quanto conta la riprova sociale? Tantissimo, basti pensare che il 91% delle persone che acquista online si lascia influenzare dalle recensioni online.

Bias di salienza

Chiamata anche salienza percepita, è la tendenza ad esprimere giudizi su persone o situazioni sulla base delle informazioni più salientiBasiamo cioè il giudizio sulle caratteristiche più evidenti.
Se ad esempio oggi ci capitasse di ascoltare al telegiornale notizie di violenza nel nostro quartiere, ci sentiremmo meno sicuri ad uscire da casa, nonostante la probabilità di essere una vittima di violenza sia rimasta fondamentalmente la stessa di ieri.


N.B.Chi ha a cuore il proprio Brand deve assolutamente tener conto che ogni forma di attività persuasiva va accompagnata da una promessa di fondo che deve essere mantenuta.

Selfie di gruppo anche se distanti grazie ad Apple

Apple ci stupisce anche stavolta ottenendo il brevetto per un software che mette insieme immagini scattate separatamente a prova di selfie.

Il distanziamento sociale così diventa meno pesante e possiamo tornare almeno su una foto a stare vicini. Le persone si scattano una foto separatamente e le immagini vengono poi assemblate in automatico come un collage. Bastano pochi passaggi e la foto è fatta!

Come funziona?

Gli utente di iPhone possono invitare gli amici a prendere parte al selfie di gruppo che può essere creato partendo sia da normali foto, sia da filmati registrati sul momento o già memorizzati nel telefono.

Il ritratto di gruppo finale viene memorizzato come una raccolta di autoritratti, insieme all’immagine di sfondo e ai dati sul posizionamento di ciascuna persona all’interno della foto di gruppo. Essendo tutto memorizzato come singoli elementi separati è anche possibile modificare l’ordine delle persone all’interno dello scatto, in modo da organizzare il gruppo in base alle proprie preferenze e creare una vera e proprio foto personalizzata!

Tale brevetto, depositato nel 2018, è stato concesso solo recentemente ad Apple.

Al momento Apple non ha reso noto se e quando la tecnologia arriverà a disposizione degli utenti. L’idea brevettata non sempre trova concreta realizzazione. I selfie sono pratica quotidiana e in continua crescita. Solo su Google Foto se ne contano miliardi. Mentre, secondo un sondaggio condotto da OnePoll, il 30% delle immagini scattate dai giovani di età compresa tra 18 e 24 anni sono selfie.

“Black Lives Matter” gli assistenti vocali Apple, Google e Amazon rispondono

“Quando assistenti vocali si aggiornano anche in base alle news che arrivano dal mondo.”

Ha suscitato grandissima indignazione in tutto il mondo l’uccisione di George Floyd, il cittadino afroamericano soffocato dagli agenti durante un arresto.

Jennifer Aniston ha donato un milione di dollari contro il razzismo, Milano e Roma hanno sfilato contro il razzismo, grande solidarietà anche nei social dove molti utenti (star per prime) hanno pubblicato sul loro profilo un’immagine completamente nera, seguita dall’hashtag #blackouttuesday e #theshowmustbepaused.

Ora anche Apple, Google ed Amazon hanno aggiornato i loro assistenti vocali che ora rispondono alle domande sul movimento per i diritti degli afroamericani.

Siri, Alexa e Google Assistant hanno una risposta alla domanda “Do black lives matter?” (Le vite dei neri contano?).

Siri risponde semplicemente di sì, mentre l’assistente di Google spiega: “I neri meritano le stesse libertà concesse a tutti in questo Paese, e riconoscere l’ingiustizia che affrontano è il primo passo per risolverla”. Alexa di Amazon sottolinea che “tutte le persone meritano di essere trattate con equità, dignità e rispetto”.

Gli assistenti di Google e Apple controbattono in modo specifico anche alla domanda “Do all lives matter?” (Tutte le vite contano?), uno slogan spesso usato nel tentativo di indebolire il Black lives matter. “Dire che le vite dei neri contano non significa che tutte le vite non contino. Significa che le vite dei neri sono a rischio in modi in cui le altre non lo sono”, spiega Google. La risposta di Siri è similare.

App Immuni, uno strumento in più contro l’epidemia, come funziona?

Fiera della realizzazione dell’App la ministra per l’Innovazione Paola Pisano afferma che “neanche Google riuscirebbe a sviluppare Immuni in 70 giorni”.

L’App si preannuncia molto ambiziosa nel suo obiettivo, quello di farci tornare a vivere normalmente senza rinunciare alla nostra privacy. Immuni, come possiamo leggere anche sul suo sito https://www.immuni.italia.it/ , è stata progettata e sviluppata ponendo grande attenzione alla tutela della privacy. I dati, raccolti e gestiti dal Ministero della Salute e da soggetti pubblici, sono salvati su server che si trovano in Italia.

Effettivamente se andiamo a scaricarla noteremo che non viene richiesto il numero di cellulare, l’indirizzo di posta L’unico dato che transita nell’applicazione è un ID, cioè un numero casuale generato dall’applicazione del nostro dispositivo che noi comunichiamo agli altri dispositivi. Questi codici rimangono nell’apparecchio e soltanto nel momento in cui un soggetto risulta positivo viene comunicato il suo ID anonimo, in modo da allertare le persone che sono venute in contatto con lui. L’applicazione è stata realizzata nel rispetto di tutti i principi che sono stati individuati dalla Commissione e dai Garanti Europei.

Veniamo al dunque, come funziona?

Una volta installata dall’utente A, l’app fa sì che il suo smartphone emetta continuativamente un segnale Bluetooth Low Energy. Il segnale include un identificativo di prossimità. Lo stesso vale per l’utente B. Quando A si avvicina a B, gli smartphone dei due utenti registrano nella propria memoria l’identificativo di prossimità dell’altro, tenendo quindi traccia di quel contatto, incluso quanto è durato approssimativamente e a che distanza erano i dispositivi dei due utenti. Supponiamo che, successivamente, l’utente B risulti positivo al COVID-19. Con l’aiuto di un operatore sanitario, B potrà caricare su un server delle chiavi crittografiche dalle quali si può derivare il suo identificativo di prossimità. Per ogni utente, l’app scarica periodicamente dal server le nuove chiavi crittografiche caricate dagli utenti che sono risultati positivi al virus, deriva i loro identificativi di prossimità e controlla se qualcuno di quegli identificativi corrisponde a quelli registrati nella memoria dello smartphone nei giorni precedenti. In questo caso, l’app dell’utente A troverà l’identificativo casuale di B, verificherà se la durata e la distanza del contatto siano state tali da aver potuto causare un contagio e, se sì, allerterà A.

Immuni è ora scaricabile anche dalla maggior parte dei dispositivi Huawei e Honor, che per via di una versione modificata di Android ne avevano finora reso impossibile l’utilizzo. 

Operativa in Abruzzo, Liguria, Marche e Puglia; dovrebbe essere attivata in tutta Italia dal 15 giugno.

Novità in Italia arrivano le storie di Twitter, si chiamano Fleet

Alla scoprta dei Fleet, le stories di Twitter!

Sono arrivati su Twitter; stiamo parlando dei Fleet, una nuova funzionalità del social network californiano che prende più che uno spunto proprio dalla celebre funzione di Instagram che permette a tutti gli utenti di pubblicare dei post che scompaiono dopo 24 ore.

Il funzionamento dei Fleet è praticamente identico a quello delle note Instagram Stories: proprio come quest’ultime, infatti, anche in questo caso sarà possibile creare dei contenuti unicamente testuali o includere anche videoGIF o fotografie.

La nuova funzione sarà disponibile per tutti in Italia nelle versioni aggiornate delle applicazioni per iOS e Android che verranno rilasciate nei prossimi giorni.

Tutti i Fleet potranno essere consultati direttamente nella schermata principale di Twitter, attraverso le classiche immagini profilo circolari con un contorno colorato. I Fleet potranno essere visualizzati dai propri follower, che di conseguenza potranno interagire tramite una messaggio di risposta 

Inoltre il microblog ha anche annunciato una nuova funzione, in fase di test, contro il cyberbullismo. Consentirà agli utenti di limitare la ricezione di messaggi sgradevoli, decidendo chi può rispondere ai loro tweet.

Tutte queste nuove funzionalità che ogni giorno i social mettono a disposizione sono sempre di più e con molte funzionalità particolari. Questo è uno dei motivi che molte aziende si affidano a professionisti che possano aiutarli nella gestione e comprensione di tutti questi aspetti molte volte oscuri alla maggior parte delle persone non addetti ai lavori. Se ti fa piacere approfondirne di più contattaci QUI.


   

Quanto è affidabile la ricerca su YouTube per informarci sul Covid-19?

Anche se ha come tentativo di diffondere informazioni veritiere in merito al Covid-19, YouTube continua a veicolare contenuti complottisti e pseudoscientifici che spesso incoraggiano la violazione delle disposizioni di distanziamento sociale. Un team di ricercatori in Canada, ha svolto una ricerca in navigazione nascosta col browser Google Chrome (così da non essere condizionati dai suggerimenti da parte di Google) su YouTube, con le parole chiave «Covid-19» e «Coronavirus».

La navigazione «in incognito», permette di interrogare la Rete, senza che le pagine suggerite dal motore di ricerca vengano condizionate dalle nostre ricerche precedenti. Ogni giorno attraverso la nostra esperienza nel Web lasciamo numerose tracce del nostro passaggio e dei contenuti che preferiamo. Questi dati vengono utilizzati per ottimizzare sia le pubblicità che appariranno nelle pagine che visitiamo che per rispondere alle nostre ricerche, in modo da assecondare quelli che sono i nostri gusti.

I ricercatori hanno così svolto una cernita non filtrata da Google dei 150 video in inglese più visti su YouTube. Almeno tre video su quattro erano di buona qualità dal punto di vista informativo, mentre due provenivano da fonti istituzionali. Un quarto dei filmati, invece, forniva informazioni scorrette attirando tutti assieme 62 milioni di visualizzazioni.

Arriviamo alla conclusione che…

I risultati di questa ricerca sembrano suggerire che gli utenti più attenti possono avere a disposizione uno strumento sufficientemente valido nella ricerca di informazioni corrette. Questo è il bicchiere mezzo pieno con una navigazione che riduce al minimo i condizionamenti degli algoritmi. Non certo quel genere di ricerche a cui gli utenti sono abituati…

Il turismo deve ripartire dalla comunicazione

Come le strategie di comunicazione possono aiutare il turismo?

In Italia e non soltanto uno dei settori più colpiti dalla crisi è stato indubbiamente quello del turismo. Ancora ad oggi non c’è alcuna certezza. Immaginare il futuro o anche la stagione estiva, sempre più vicina, appare complicato per gli operatori del settore turistico. Basti pensare che da una recente indagine Confturismo ha stimato soltanto nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio 2020 perdite fino a 7,4 miliardi di euro.

Di fronte ad uno stravolgimento dei piani così forte anche la comunicazione di una realtà turistica deve necessariamente adattarsi, sia che si tratti di una meta oppure una struttura. Lo stesso storytelling va modificato in modo tale che il danno economico non si trasformi in un peggioramento della reputazione.

Comunicare durante la crisi e in questa fase transitoria non è affatto semplice ma è molto importante ricordare che qualsivoglia tipo di cambiamento dell’attività ha bisogno di un ripensamento della strategia di comunicazione e promozione.

Come promuovere il brand in Italia

Vendere deve diventare l’ultima delle priorità. Le realtà che hanno maggior successo sono quelle che sono in grado di instaurare una relazione con i loro potenziali clienti. Non sappiamo come il nostro pubblico di riferimento abbia vissuto la quarantena. Non sappiamo se abbia perso il lavoro oppure no, se potrà permettersi una vacanza o meno. Dosare le emozioni è fondamentale per fare in modo che si attivi una forma di vicinanza e empatia.

Perfino un tono di voce troppo allegro o spensierato potrebbe risultare fuori luogo. La cosa migliore da fare è portare alla luce valori come quello della solidarietà per da far conoscere ai clienti i principi di chi gestisce una struttura o un servizio.

Ottime anche le buone notizie: annunciare una nuova nascita di una struttura o di un servizio, illustrare come funzionerà.

Ripartire dai dati

Sì i dati in questo momento più che mai ci aiutano molto. Una riorganizzazione della strategia di comunicazione richiede anche una sistematizzazione dei dati. Un’analisi delle informazioni che abbiamo a disposizione a proposito del pubblico social, dei visitatori del nostro sito ci aiuta sempre a capire se quanto stiamo comunicando arriva al bersaglio o meno.

Conoscere l’effettivo tasso di conversione tra visualizzazioni e prenotazioni è importante e di grande aiuto. Tramite l’analisi dei dati è inoltre possibile sapere quanto è fidelizzata la nostra clientela o ancora se il nostro pubblico è troppo locale oppure troppo distante da noi. Questo è il momento per sviluppare una strategia di social media monitoring e osservare con attenzione quali siano le priorità dei clienti.

Spesso, specie per le realtà più piccole è difficile stare al passo con i report ma in questa fase è un passaggio obbligato ed efficace.

Sito, blog, newsletter

Vale la pena anche ripensare i canali che utilizziamo. Il sito web è obsoleto e non permette le prenotazioni? potrebbe essere il momento di pensare ad un restyling e aggiornamento. Twitter funzionava bene fino a qualche anno fa, è arrivato il momento di valutare se spostarsi su Instagram o Pinterest. La newsletter ha avuto un tasso di apertura più alto nel periodo di quarantena? Forse vale la pena mantenere un tono di voce più familiare e un racconto più intimo anche in futuro.

Non dimentichiamo poi quanto sia cresciuto in questi anni il turismo del vino e quanto gli italiani amino scoprire anche la storia enogastronomica dei luoghi che visitano.

Guardare al futuro con positività

Infine ricordiamo due parole chiave: resilienza e positività. Adattare la comunicazione ad un approccio sensibile ai bisogni dei clienti e alle difficoltà di tutti, valorizzando le attrattive della propria realtà in maniera responsabile.

Vendere al 95 per cento del cervello dei clienti

Secondo Gerard Zaltman, autore e professore di marketing ad Harvard, il 95 per cento dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e del nostro apprendimento sfugge alla nostra consapevolezza. E non è l’unico esperto a pensarla così. La regola del 95 per cento è utilizzata da molti neuroscienziati per stimare l’attività del subconscio. I neuroscienziati concordano sul fatto che ci sia un’attività intensa sotto la superficie del nostro cervello.

C’è molto dibattito anche sulla terminologia. Molti preferiscono la definizione di inconscio o preconscio. Noi utilizziamo subconscio semplicemente perché è il termine più conosciuto.

Un’indicazione del potere del nostro subconscio arriva da uno studio (i cui risultati sono stati esposti nel 2009 sull’Economist) che ha mostrato come alcuni soggetti, ai quali era stato sottoposto un rompicapo, l’abbiano risolto ben 8 secondi prima di esserne consapevoli. I ricercatori hanno determinato questo risultato monitorando l’attività celebrale attraverso un elettroencefalogramma e identificando il pattern che correlava con il raggiungimento della soluzione.

Altre ricerche mostrano uno sfasamento nel processo decisionale: il nostro cervello sembra raggiungere una decisione prima che ne prendiamo consapevolezza.

La realizzazione che la maggior parte dei nostri comportamenti è determinata a livello del subconscio è la premessa alla base della maggior parte delle tecniche di neuromarketing. Le persone generalmente non riescono a capire precisamente perché prendono determinate decisioni di acquisto. Gli sforzi di capire queste informazioni facendo loro domande si rivelano per la maggior parte fallimentari.

Pur sapendo che i processi cognitivi razionali hanno poca influenza nel processo decisionale degli esseri umani, spesso focalizziamo la maggior parte dei nostri messaggi verso quella piccola fetta del pensiero dei nostri clienti. Forniamo statistiche, elenchi di caratteristiche, analisi costi/benefici e così via, ignorando la vasta parte emozionale e non verbale dell’attività celebrale legata al subconscio.

Anche se molte decisioni i presentano aspetti razionali e coscienti, i venditori devono concentrarsi assolutamente sul risultare attraenti per le emozioni dei loro potenziali compratori.

Video emozionali non verbali, gestualità quando si parla in pubblico o dietro una camera possono fare davvero la differenza al mondo d’oggi.

La medicina post Covid

“La pandemia da coronavirus ha fatto emergere la necessità e l’importanza delle telemedicina per la nostra sanità e per la qualità della vita dei nostri pazienti. E l’abbiamo messa in pratica in modo artigianale, improvvisato, quasi primitivo. Ora serve che il Paese si attrezzi davvero”. La sollecitazione arriva da Paolo Corradini, presidente della Società italiana di ematologia (Sie) e direttore della Divisione di Ematologia dell’Istituto nazionale tumori di Milano, nel corso della conferenza web per la presentazione di una piattaforma digitale dedicata alle terapie Car T, realizzata da Novartis in collaborazione con la start up Welcomedicine. 

1. Machine Learning e Intelligenza artificiale in Medicina

Il Machine Learning ha fatto grandi progressi nell’efficienza farmaceutica e biotecnologica, così la medicina fa grandi progressi!

Lo sviluppo di farmaci è un processo notoriamente costoso e lungo. Molti dei processi analitici coinvolti nello sviluppo dei farmaci possono essere resi più efficienti con il Machine Learning e grazie all’implementazione dell’intelligenza artificiale. Proprio in un momento come questo, bisogna puntare a sfruttare questo potenziale per ridurre anni di lavoro e centinaia di milioni di investimenti.

L’intelligenza artificiale è un partner ideale nello sviluppo di farmaci perché può accelerare e integrare le attività umane. Più velocemente potremo creare e distribuire un farmaco efficace e sicuro per combattere e  prevenire il COVID-19 e virus futuri, più velocemente essi potranno essere contenuti.

Lo sviluppo di algoritmi di Intelligenza Artificiale ha rivoluzionato profondamente il mondo della ricerca medica. Basti pensare ai vantaggi che questa tecnologia ha portato agli scienziati nella lotta al Covid-19: se siamo stati in grado di creare i primi prototipi di vaccino già a pochi mesi dalla prima comparsa del virus è soprattutto grazia all’IA.

Inoltre l’Intelligenza Artificiale, applicata alla medicina, sta mettendo in mostra tutte le sue capacità predittive. Attraverso la ricerca di pattern nelle cartelle mediche di soggetti malati, questa tecnologia è stata in grado di predire, in certi casi, l’insorgenza della malattia in soggetti sani.

La reltà virtuale...

Un’altra grande innovazione, che si manifesterà grazie alla diffusione di connessioni internet sempre più veloci e affidabili (dal 5G in poi), è la cosiddetta Realtà Mista, ovvero l’unione della Realtà Virtuale con quella Aumentata. Attraverso l’utilizzo di visori, come gli HoloLens di Microsoft, i medici saranno in grado di visitare e operare a distanza i propri pazienti, con il supporto di bracci robotici.

Saranno inoltre in grado di “aumentare” la fisiologia del pazienti; per esempio, sarà possibile vedere in 3D il cuore di una persona senza doverla operare. Come? Attraverso l’analisi di lastre, tomografie e dei dati fisiologici in generale, il software sarà in grado di creare autonomamente il modello 3D della parte del corpo desiderata e di mostrarla al medico.

Le future innovazioni, però, non si fermano qui. È necessario citare anche l’utilizzo di stampanti 3D per la creazione di organi funzionanti e di protesi, gli studi sul sequenziamento e la modifica del DNA umano grazie a tecnologie sempre più sensibili e precise, e la creazione di nanorobot “viventi” per la cura delle malattie più insidiose.

Il futuro della medicina non può prescindere dall’evoluzione della tecnologia. Anzi, la salute è e sarà sempre uno dei campi d’applicazione più importanti dove poter testare le ultime innovazioni sia tecnologiche sia metodologiche. Questo perché la salute è la cosa più importante che abbiamo, ed è giusto investirci la maggior parte delle nostre risorse economiche e tecnologiche.

2.Telemedicina

Diciamoci la verità, la maggior parte di noi, probabilmente, non ne ha mai sentito parlare. La Telemedicina è il metodo che prevede servizi sanitari a distanza come il monitoraggio e la consulenza tra medici e pazienti online, attraverso una connessione sicura. Tuttavia, la verità è che solo una manciata di paesi nel mondo ha adottato questo metodo. La telemedicina quindi rimane solo un concetto per molti, soprattutto per l’Italia.  Questa triste realtà può essere attribuita alla mancanza di infrastrutture adeguate a sostenerla e alla mancanza di consapevolezza. Un altro fattore è che gli aspetti culturali non sono stati presi in considerazione, come di solito accade nella salute digitale.

Per frenare il traffico negli ospedali e negli uffici degli operatori sanitari, molti stanno implementando o ricordando ai propri pazienti che è possibile effettuare consultazioni online. Invece di correre dal medico o al centro sanitario, le cure a distanza consentono servizi clinici senza una visita di persona. Nonostante la materia fosse già nota prima del COVID-19, l’interesse è aumentato ora che il distanziamento sociale è stato obbligatorio in molte aree.

Insomma la pandemia causata dal Coronavirus ha portato molti cambiamenti. Ci ha costretti tutti a trovare nuovi modi di lavorare, interagire e vivere. Ha sollevato domande su come le nostre società sono organizzate e su dove vogliamo e dobbiamo investire per il futuro…sopratutto nella medicina.


Marketing nella chirurgia plastica, i professionisti senza filtri

Il Digital Marketing come ottimo alleato. Siamo abituati a vedere quelle/i che chiamiamo “stereotipi”. Li vediamo in Tv, sulle riviste, si tratta spesso anche di famose blogger. Sfoggiano seni prorompenti, labbra carnose, corpi mozzafiato. Nella maggior parte dei casi dietro a tutto ciò c’è la mano di un professionista: il chirurgo plastico. Professionisti dalla mano d’oro che però oggi più che mai non possono più restare dietro le quinte. E’ arrivato il momento di emergere. Si perché in una realtà competitiva come quella della Medicina e Chirurgia Estetica è importante saper sfruttare, oggi più che mai, i benefici di una efficace strategia digitale. Secondo una ricerca condotta da RealSelf (sito web e community-driven statunitense dedicato alla Medicina Estetica), il 38% degli utenti giudica superati i medici di Medicina estetica che hanno poca visibilità sul web.

Cosa significa? come può un simil professionista dimostrare online quelle che sono le sue competenze e le sue capacità?

Tramite il content marketing!

Nel 2020 per poter sedurre, attrarre nuovi pazienti bisogna saper comunicare con loro attraverso i contenuti ( che siano testuali o video) . Parliamoci chiaro, non è raro leggere le ottime competenze di ciascun professionista ma chi garantisce realmente all’utente/paziente che le capacità descritte dal professionista corrispondano alla realtà? oggi nessuno ha più voglia di rischiare dal momento che esistono i Social ed esiste il web!

Il potere delle recensioni

Un elemento che accomuna qualsiasi settore è il potere delle recensioni: è un dato di fatto ormai che gli utenti siano molto più propensi a seguire una raccomandazione o un giudizio formulato da un altro utente piuttosto che da un esperto.  Tramite le piattaforme Social come Facebook e Google+, le persone possono lasciare recensioni in merito alla qualità degli interventi, alla professionalità dei medici e al comfort dello studio o della clinica. Per questo è bene monitorare costantemente le recensioni online per rispondere prontamente a quelle negative e mettere in risalto quelle positive. Inoltre, i pareri degli utenti possono essere molto utili per correggere e migliorare la qualità del lavoro svolto dagli operatori della clinica o dello studio medico prendendo le giuste misure.

I dati a disposizione

Un ultimo aspetto da considerare, ma non per importanza, è la possibilità di ottenere grazie agli strumenti digitali un’enorme quantità di dati molto dettagliati e utili per comprendere quali sono i punti di forza e di debolezza dello studio o della clinica. È possibile ricavare informazioni preziose dalla tipologia di utenti che si mostrano più interessati rispetto ai contenuti diffusi sul web utili per definire il tipo di pazienti potenziali che si intende raggiungere. Tra gli elementi utili per la profilazione del proprio target di riferimento, spiccano:

  • dati anagrafici comprensivi di età, genere e appartenenza geografica;
  • gli interessi personali rilevati tramite le attività sui Social;
  • il tempo di permanenza sui siti web e l’interesse dimostrato rispetto ai contenuti presenti in esso.

I vantaggi del Digital Marketing per la Chirurgia Plastica ed estetica

Ma quali sono i vantaggi del Digital Marketing per la Chirurgia Plastica? Elenchiamo di seguito i punti fondamentali che li descrivono pienamente:

  • Accrescere l’autorità del medico, dello studio medico o della clinica.
  • Creare e sviluppare un’identità facilmente riconoscibile dai pazienti.
  • Migliorare l’esperienza online e offline dei potenziali pazienti.
  • Acquisire con facilità nuovi pazienti tramite il web.