Facebook Messenger batte Whatsapp e si prende una rivincita su Telegram con il nuovo aggiornamento e le 3 novità esclusive della versione in arrivo!

Facebook Messenger, Whatsapp e Telegram sono il Triangolo delle Bermuda delle applicazioni mobile di messaggistica. Facile perdersi tra funzioni accattivanti e promesse di aggiornamenti favolosi…

“The future is private”, il futuro è privato. È questo lo slogan scelto da Mark Zuckerberg per il suo keynote di apertura della conferenza F8, appuntamento annuale durante il quale circa 5.000 sviluppatori, creativi e investitori si ritrovano a San Jose, California, per ricevere notizie sul futuro dei servizi del gruppo Facebook: Messenger, Instagram, WhatsApp e, ovviamente, il social blu. Che tanto blu non sarà più visto che uno dei cambiamenti più evidenti annunciati da Zuckerberg all’F8 è proprio la nuova grafica di Facebook, che per la prima volta non vede più la presenza dell’iconica barra blu.

Le novità, però, non si limitano alla sola grafica di Facebook ma interessano tutto l’ecosistema che gira intorno al social. L’annuncio delle novità in arrivo è arrivato di soppiatto per poi essere prontamente rimosso dallo sviluppatore. Che sia sia trattata di una svista? Non lo sappiamo. Ecco cosa abbiamo:

  • Project LightSpeed: meno di due secondi dal click alle chat. Non ci sarà alcuna rinuncia. Viene ottimizzato il codice che offre ancora le medesime funzioni complete che stiamo utilizzando. Non avremo una nuova versione Lite ma un bagaglio di funzioni completo che riduce drasticamente il tempo di apertura dell’app.
  • Windows 10 e macOS: Facebook Messenger arriverà su Mac (e Windows) entro la fine dell’anno come app autonoma. offrirà le stesse funzionalità della versione mobile, inclusa la chat di gruppo e i video. “Le persone vogliono inviare messaggi senza problemi da qualsiasi dispositivo”, avrebbe dichiarato il team di Facebook che si sta occupando dell’operazione in un post pubblicato prematuramente. “Potrai scaricare Messenger Desktop e goderti le stesse funzioni sul tuo telefono, come videochiamate di gruppo, collaborare a progetti mentre chatti. Lo stiamo testando ora e lo lanceremo a livello globale entro la fine dell’anno”.
  • Esperienza Video Condivisa: questa è una funzione di cui si era già parlato in passato. Google l’aveva pensata con Uptime e Facebook la riporta in sella con una sperimentazione ad hoc ed un apposita funzione in previsto rilascio. Consisterà in una finestrella che mostra l’interlocutore in basso e la possibilità di commentare i video in riproduzione diretta.

Arriverà inoltre la possibilità di scambiarsi messaggi “cross-app (da Messenger a Instagram Direct, ad esempio), verrà riscritta da zero l’app di Messenger e, come annunciato in apertura da Zuckerberg ci sarà un focus sulla privacy. Quest’ultima dichiarazione, però, come sempre quando si parla di Facebook va presa con le dovute cautele: per “privato” Zuckerberg intende un futuro in cui la maggior parte dei messaggi e dei contenuti non verranno più scambiati sulla home del social tra “quasi perfetti sconosciuti” ma all’interno dei gruppi. Con questa mossa, quindi, Facebook vuole dare seguito alla strategia lanciata a fine 2018 quando Zuckerberg annunciò che i contenuti visualizzati dagli utenti sarebbero stati, a breve, sempre più provenienti da cerchie ristrette come i gruppi e sempre meno da pagine pubbliche di aziende.

La nuova interfaccia di Facebook 2019

Il social blu diventa bianco, o quasi. La nuova interfaccia di Facebook, che verrà rilasciata entro i prossimi mesi, è molto più chiara e focalizzata sulla nuova strategia. Via il blu che caratterizza Facebook dal lontano 2004 in favore di bianco e grigio (molto più gestibili anche in vista del tema scuro). La versione desktop di Facebook avrà ancora tre colonne, ma la user interface sarà molto più pulita ed essenziale: in alto una nuova barra bianca con la casella di ricerca, le icone per accedere alle varie funzionalità e le impostazioni, a sinistra una colonna in cui spiccano i nostri gruppi principali e gli eventi, al centro i contenuti che cambiano se clicchiamo su un gruppo e a destra una colonna con un box di suggerimenti su nuovi gruppi e nuovi contatti seguito dalla lista dei nostri contatti. La funzionalità “Meet new friends” ci proporrà nuovi amici in base agli interessi comuni, mentre gli eventi verranno visualizzati su una mappa, sempre nella colonna a destra.

Messenger, il debutto nel 2019

Alla conferenza F8 Facebook ha annunciato che l’app di Messenger verrà completamente riscritta: sarà molto più veloce e leggera e debutterà a fine anno portando anche la possibilità di guardare video insieme ai propri contatti. Potremo condividere un video trovato sul nostro stream di Facebook con i nostri contatti Messenger e guardarlo e commentarlo insieme. Tutto ciò creerà un enorme valore per Facebook: il social si trasforma in una piattaforma di streaming video dove si generano conversazioni private sui video, una cosa che potrebbe fare gola alle grandi case di produzione di serie TV, show e film. Arriverà anche una app Messenger per desktop, risposta del gruppo Facebook a Telegram, che funzionerà su Windows e macOS e permetterà di fare videochiamate di gruppo e collaborare su progetti condivisi mentre ci si scambia messaggi. La frequenza con cui ci scambiamo messaggi con determinati contatti influirà maggiormente sulla quantità di storie e contenuti di quei contatti che vediamo poi nella home di Facebook. Arriveranno, infine, nuovi strumenti per le aziende da veicolare tramite Messenger come la possibilità di creare questionari collegati alle pubblicità, di prendere direttamente da Messenger appuntamenti con negozi fisici come le concessionarie automobilistiche e molto altro.

Cosa sono le criptovalute? Come funzionano le criptovalute? Come guadagnare con le criptovalute? Quali sono le criptovalute più importanti? chissà quante volte ve lo sarete chiesto…promettono grandi guadagni, ma bisogna stare attenti, il loro prezzo cambia rapidamente. Per conseguire un profitto bisogna quindi captare il momento esatto in cui “uscire dal gioco”.

La criptovaluta più nota ad oggi è il Bitcoin ma ne esistono ovviamente anche delle altre.

Cosa sono le criptovalute? Possono essere intese sia come vera e propria moneta (quindi valuta) per acquistare beni e servizi, che per convertire le valute tradizionali (le valute cosiddette FIAT, quindi dollari, euro, Yen, ecc.) sia come asset su cui investire tramite il trading sulle piattaforme online chiamate Broker. Sono nate per per rendere il sistema monetario decentralizzato, quindi non assoggettato a poteri centrali come i governi e le banche. A decidere sul loro destino devono essere pertanto gli stessi utenti che fanno parte del sistema, in maniera democratica, pesando tutti allo stesso modo. Sebbene la prima criptovaluta creata, il Bitcoin, sia venuto meno in questo presupposto dato che si sono venuti a creare dei monopoli (i cosiddetti mining pool) visto che il mining di Bitcoin è diventato difficile e costoso. Quindi fuori dalla portata di semplici utenti che utilizzano computer ordinari. Inoltre, si stanno creando delle società apposta per tale scopo, che si stanno spostando nei Paesi dell’est Europa in quanto la corrente elettrica lì costa molto meno (il mining Bitcoin presuppone un consumo elevato di corrente).

Quali sono le caratteristiche principali delle criptovalute?

  • Sistema decentralizzato: come appena detto, rispetto alle normali valute tradizionali, non esiste una banca centrale che si occupa di “stampare” il denaro, controllarne il flusso, e così via
  • Anonimato: molte criptovalute riescono a garantire un alto livello di anonimato negli scambi che avvengono tra utenti, anche per acquisti e vendite
  • Numero limitato: la maggior parte delle criptovalute ha un numero “limitato” di moneta che può essere “prodotta”. Per il Bitcoin ad esempio è di 21 milioni.
  • Sicurezza: le transazioni che avvengono con le criptovalute sono sicure al cento per cento, proprio in virtù del particolare network che utilizzano.
  • Solo online: le criptovalute sono monete digitali, quindi non hanno una natura fisica. Non prevedono quindi banconote di carta o monete in metallo.Tutte le transazioni avvengono online, ma via via stanno diventando anche mezzo di pagamento nei negozi fisici, o uno strumento per cambiare e prelevare denaro contante (si pensi agli ATM). Non a caso, le criptovalute sono contenute in portafogli elettronici, definiti wallet. Che corrispondono ai nostri portafogli tradizionali.

Come fare Trading criptovalute? Abbiamo constatato che le criptovalute possono essere anche un asset molto conveniente. Purché soggette ad alta volatilità. Il trading di criptovalute può essere svolto tramite piattaforme online, definite Broker. Ma occhio a quali utilizzate.

Oltre ad avere regolare licenza da parte della CONSOB, un Broker che si rispetti deve avere un Conto demo che consenta all’utente alle prime armi di fare pratica senza rischiare i propri soldi reali. Avere uno spread conveniente e zero commissioni. Una assistenza clienti in italiano e facilmente raggiungibile. Preveda una Leva finanziaria che consenta di moltiplicare i guadagni. Metta a disposizione del trader dei grafici che consentano di vedere chiaramente l’andamento storico degli asset. Che dia strumenti ai trader per formarsi continuamente ed aggiornarsi. Che informino gli utenti iscritti tramite News sui principali fatti che riguardano i mercati finanziari.

 

 

Se questa estate #barbiefeet è stata l’occasione per sfoggiare bikini da bambola ora la nuova tendenza social è ispirarsi alle statue. Eh si, avete capito bene! Basta con il classico selfie su Instagram, è tempo della bustie pose. Molteplici i contenuti che rispondono all’hastag #bustie.

E se qualche bustino fetish compare qua e là, la gran parte delle foto ritrae persone e statue. Eh si, perché la bustie pose è il nuovo trend di Instagram e ci invita a imitare le pose delle sculture (e a divertirci un po’).
E se in molti hanno deciso di interpretare con ironia i gesti eterni delle figure in marmo e bronzo, altri hanno trovato la giusta ispirazione per scatti artistici.

Ma quando si parla d’arte, è inevitabile fare qualche dovuta premessa. Se ci mettiamo in posa davanti a una statua (e non a una riproduzione in gesso ad esempio), dobbiamo tenere la giusta distanza per non danneggiarla. Tocchereste o abbraccereste un quadro d’autore?
Meglio evitare. Interagire fisicamente con una scultura, rende inoltre l’immagine piuttosto scontata. Sarà invece efficace utilizzarla come sfondo per un ritratto intenso o imitarne la posa facendosi ritrarre a lato della figura. Abiti chiari, morbidi e monocromatici poi, richiameranno al candore dell’opera. Effetto artistico assicurato!

 

Fonte: Vanity Fair

Per provare a combattere la disinformazione, il social network valuta gli iscritti in una scala da zero a uno in base alla loro capacità di riconoscere cosa è vero e cosa non lo è!

Facebook assegna un punteggio alla nostra attendibilità e alla nostra capacità di distinguere cosa è vero da cosa non lo è. A dare la notizia, destinata a far discutere, è stato il Washington Post. Tessa Lyons, product manager del social network da 2,2 miliardi di iscritti, ha spiegato che si tratta di una delle iniziative intraprese per combattere la disinformazione, contro la quale la lotta si sta intensificando in vista del voto midtem del prossimo novembre negli Usa (625 profili falsi riconducibili a Iran e Russia sono stati appena cancellati).

In sostanza, fra le indicazioni con cui Facebook nutre il suo algoritmo per cercare di declassare i contenuti falsi o potenzialmente falsi c’è anche un giudizio sui singoli utenti. Se sa (o pensa di sapere) chi è maggiormente propenso a valutare e diffondere assurdità, il colosso californiano può provare a intervenire in modo più efficace. Sviluppato nel corso dell’ultimo anno, il sistema è già attivo e assegna un punteggio compreso fra zero e uno. Non è chiaro, e non è stato chiarito, quali e quante variabili vengano prese in considerazione e quale peso abbiano e se siano tutti valutati o esclusivamente un gruppo di persone.

Lyons ha però fornito un’informazione preziosa: Facebook ha iniziato a valutare i suoi utenti dopo essersi reso conto della loro inaffidabilità quando segnalano alla piattaforma un contenuto come potenzialmente falso. La possibilità di farlo è attiva dal gennaio del 2015: poco meno di due anni prima dell’esplosione del caso fake news causata dall’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Dal marzo del 2017, quando Menlo Park si era già ampiamente rassegnato ad assumersi la responsabilità di quanto circola al suo interno, i contenuti contro cui gli utenti hanno puntato le tastiere vengono poi analizzati dai cosiddetti fact-checker (in Italia c’è Pagella Politica) assoldati da Facebook stesso.

Secondo quanto dichiarato dalla product manager al Washington Post, molte persone indicavano come fake i contenuti con cui non erano d’accordo. Ecco perché nei corridoi di Menlo Park è balenata l’idea di (provare a) valutare la capacità di discernere di chi è chiamato, fra le altre cose, anche a giudicare l’affidabilità delle testate giornalistiche presenti sul social network. Ad esempio, adesso chi ha inviato feedback poi giudicati errati dai fact checker merita meno fiducia (algoritmica) di chi manda segnalazioni solo quando è effettivamente al cospetto di un falso. In questo modo, ha proseguito Lyons, l’algoritmo aiuta a rendere più leggero il faldone inviato ai fact checker. In una nota inviata al Corriere, Facebook tiene a sottolineare che non c’è alcun «punteggio sulla reputazione centralizzato».

Difficile, per chi lo ha visto, non pensare all’episodio Caduta Libera di Black Mirror, in cui la protagonista e gli altri personaggi sono condizionati offline dal punteggio ottenuto grazie alle loro interazioni in Rete: chi è popolare online può godere di diritti, benefici, offerte e sconti. E chi non è popolare rimane ai margini di una società in cui solo l’approvazione di chi ha un punteggio alto può aiutare a migliorare il proprio. Non siamo (ancora) a questo distopico punto, ma Facebook ha di fatto ammesso per la prima volta di classificare qualitativamente il comportamento dei suoi utenti. Non solo, usa il dato — o meglio, il gruppo di dati — per dare loro più o meno visibilità. Per ora, pare, solo ai fact-checker, che potranno ricevere un numero maggiore o minore di segnalazioni da parte di un utente anche in base alla sua attendibilità. Quanto ci vorrà per applicare lo stesso sistema allo spazio concesso nel News Feed? Ovvero: i link e i post dell’utente poco attendibile potrebbero finire nell’ombra.

Poi, così facendo Facebook rimette prepotentemente l’algoritmo al centro di un flusso — quella della segnalazione e del declassamento delle fake news — la cui garanzia di equità era affidata all’intervento dei fact checker . Chi decide cosa mostrargli (aspetto sul quale avevano già manifestato perplessità)? La risposta: Facebook. Con una formula matematica, basata anche sulla nostra capacità di distinguere il vero dal falso (secondo Facebook).

Fonte: Il Corriere della Sera

Il 25 Maggio è alle porte ed ancora ci sono diverse lacune al riguardo. Si, parliamo del misterioso Gdpr (sigla di General data protection regulation) che sta mettendo a dura prova utenti ed aziende.  È probabile che il Garante per la privacy, l’autorità che vigila sul trattamento dei dati in Italia, conceda un periodo di tolleranza di sei mesi dopo il 25 maggio, comportandosi in maniera più elastica sui casi di infrazione.

Ma in cosa consiste, davvero, il Gdpr? È il caso di domandarselo perché, finito il semestre di avvio, si preannunciano multe fino a un massimo di 20 milioni o del 4% sui ricavi annui. Il Gdpr è un testo che prova a uniformare le leggi europee sul trattamento dati e il (nostro) diritto a essere in pieno controllo delle informazioni che ci riguardano. Il regolamento si compone di 99 articoli e istituisce alcune novità come il diritto all’oblio (gli utenti possono chiedere di rimuovere informazioni a proprio riguardo), la «portabilità» dei dati (si possono scaricare e trasferire dati da una piattaforma all’altra, senza vincolarsi a un certo account) e l’obbligo di notifica in caso di data breach (le aziende, se subiscono fughe di informazioni sensibili, devono comunicarlo entro 72 ore). I destinatari sono i «titolari del trattamento», ossia chi gestisce le informazioni: privati e, soprattutto, aziende.

Che impatto ha sulle aziende? L’impatto è molto ampio perché il Gdpr riguarda le aziende che gestiscono qualsiasi tipo di dato personale. Dalle informazioni sui propri dipendenti alla profilatura dei clienti per conto terzi.

Quali sono i principali obblighi? Fra gli obblighi da tenere in considerazione, ricordiamo soprattutto una richiesta di consenso in forma chiara (articolo 7), l’istituzione di un registro delle attività (articolo 30), la notifica delle violazioni entro 72 ore (articolo 33) e la designazione di un «responsabile protezione dati» (articolo 37). Per quanto riguarda il consenso, l’azienda deve chiedere il via libera «in modo chiaramente distinguibile dalle altre materie, in forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro (al contrario delle vecchie e chilometriche informative, ndr)». Sul fronte del registro di trattamento, si obbligano i titolari a dotarsi di un registro delle attività dove si elencano le finalità dell’elaborazione dei dati, i destinatari, l’eventuale scadenza per la loro cancellazione.

In caso di data breach, la violazione dei propri dati, scattano obblighi di notifica alle autorità: il titolare deve comunicare l’accaduto entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile che la violazione dei dati personali presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Infine si va a istitituzionalizzare su scala Ue una figura già accolta da alcune legislazioni: il data protection officer, assunto tra i dipendenti dell’azienda o presso una società esterna con il ruolo di vigilare sull’applicazione effettiva della Gdpr da parte del suo titolare.

Come muoversi?Un buon punto per iniziare a mettersi in regola con il GDPR è redarre il documento di attestato di rischio del proprio sistema. Il Risk Assessment dovrà definire che tipo di dati trattiamo, per quanto tempo, con quale finalità, con quali mezzi (elettronici o cartacei) e altro. In base a quanto raccolto, si stabiliscono le misure di sicurezza da adottare.

Che requisiti deve possedere il il Data Protection Officer? La scelta del candidato adeguato, che può essere selezionato tra i dipendenti dell’azienda oppure fra liberi professionisti esterni, deve in ogni caso avvenire solo in base all’effettivo possesso delle competenze richieste dal Regolamento della Commissione Europea, e non in virtù di titoli o certificazioni formali rilasciati da atenei, enti di formazione e organismi terze parti. Per ricoprire l’incarico non sono quindi richiesti requisiti formali, ossia specifiche attestazioni o l’iscrizione in appositi albi.

 

 

Che i social media siano uno strumento importante per dialogare con una fetta di clientela in crescita e, soprattutto, in fase di empowerment economico come i Millennials è sempre più chiaro. Quale sia il reale impatto dell’audience social sulle vendite e come si possano incrementare i ricavi attraverso la gestione più efficiente dei social e dei contenuti, invece, rimane ancora un campo ancora in fase di esplorazione. Il dato di fatto è uno: i social hanno permesso ai brand del lusso di creare un legame diretto con il proprio consumatore finale, e tale legame va coltivato al meglio. Al tema è stato dedicato il convegno “Telling stories to create impact in the luxury business”, organizzato da Pambianco Strategie di Impresa e Facebook.
«I social hanno un impatto importante sulle aziende del lusso – ha detto David Pambianco, ceo di Pambianco Strategie di Impresa – perchè influiscono sulla gestione del brand, che oggi va “raccontato” ai consumatori con contenuti sempre nuovi, sull’offerta, che oggi conta capsule collection ma anche prodotti personalizzati, sui canali di vendita con i 2/3 delle aziende italiane con fatturato sopra i 30 milioni che hanno un e-commerce. Infine, la logistica: necessita di investimenti importanti su tutta la filiera».
A snocciolare i numeri è stato Luca Colombo, country director di Facebook: «Oggi le persone fanno shopping sempre di più da mobile: una nostra ricerca stima che la Holiday Season 2016 negli Stati Uniti gli acquisti siano stati fatti da smartphone nel 53% dei casi, contro il 45 da desktop. Più in generale, un utente Facebook su tre acquista via mobile». Non solo: l’e-commerce spinge le persone ad avere contatti con aziende e ad acquistare prodotti al di là dei propri confini nazionali: «Più di 1 miliardo di persone su Facebook sono connessi ad aziende straniere e due online shoppers su tre ammettono di aver già fatto shopping cross-border. In Italia la percentuale è del 72%».
Fondamentale, per intercettare gli utenti, sono i contenuti video: «Nel 2020 il 75% del traffico mobile sarà generato dai contenuti video – continua Colombo -. Chi fruisce un contenuto via smartphone vuole farlo in modo veloce, nella fattispecie il 41% più veloce rispetto a quanto accade via desktop, e nel 40% dei casi abbandona un sito dopo soli 3 secondi di ritardo nel caricamento».
I dati diffusi da Facebook fotografano uno scenario in piena e velocissima evoluzione: oggi un video su 5 tra quelli pubblicati su Facebook è un live e il tempo che le persone dedicano alla visione dei live di Facebook è quadruplicato nel corso dell’ultimo anno.
Tassi di crescita ugualmente alti sono quelli di Instagram, il social network delle immagini che oggi conta 800 milioni di utenti per l’80% oltre i confini degli Stati Uniti: «Le Instagram Stories sono passate da 100 milioni nel 2016 a 250 milioni nel 2017 – spiega Laura Milani, head of Luxury, Retail and Fashion Italy di Facebook -. Oggi gli utenti instagram guardano le immagini in movimento (come i Boomerang, ndr) 2,2 volte in più rispetto a quelle statiche».
Il futuro dei social, insomma, è legato a doppio filo ai contenuti video: backstage, teaser, campagne pubblicitarie. Ma è legato soprattutto a una relazione sempre più intima – «lo smartphone è personale, si consulta al mattino appena svegli e la sera prima di dormire», dice Milani – e personalizzata. Secondo un sondaggio condotto da Facebook in Nord America, tre utenti su quattro hanno scelto o pagato per avere dalle aziende un servizio o un’esperienza personalizzata.
La customizzazione dell’esperienza oggi può avvenire attraverso le chat bot che sfruttano l’intelligenza artificiale per creare un dialogo azienda-consumatore nelle piattaforme di instant messaging. Anche in questo caso, i dati fotografano la crescita: Facebook Messenger nell’ultimo anno ha registrato 2 miliardi di interazioni e coinvolto 20 milioni di aziende a livello globale. Non è tutto: nel 2020 si scambierà il 67% di messaggi in più.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

La tua idea in un’app! Hai avuto un’idea originale ma non sai da dove partire? Cosa aspetti a trasformala in un progetto reale?

Affidati a instartapp! grazie al know-how acquisito nel tempo è in grado di elaborare ogni tipo di idea e dare le migliori soluzioni per renderla unica, ti permette di creare contenuti innovativi per la tua app e farla diventare un’opera d’arte, andando a curare la brand identity, user experience e nel corso del tempo implementare nuove features per fornire all’utente finale una soluzione ottimale.

“Grazie alla nostra Platform Developmet App siamo in grado di realizzare con tempi brevi e costi contenuti ogni tipologia di App”, dichiara Federico Aloe founder e CEO di instartapp e labict, quest’ultima azienda principale che fornisce servizi innovativi digitali per le imprese e che aiuta instartapp nel passo successivo allo sviluppo dell’app per inizializzarla sul mercato tramite le campagne social e web.

instartapp idea

Di seguito i punti salienti per partire con il progetto da zero:

I PRIMI PASSI VERSO L’IDEA

Un’idea può nascere da una serie di appunti o da un sogno durante la notte, per chi non ha conoscenze tecniche nel settore tutto questo potrebbe essere irrealizzabile, ma grazie ad instartapp può diventare realtà !

ELABORAZIONE DELL’IDEA

L’incontro, un’attenta analisi di mercato e dei competitor e l’elaborazione di una strategia di marketing vincente. Così viene elaborato un progetto vincente.

SVILUPPO INSTARTAPP

Lo sviluppo viene realizzato con la Platform Development App di Instartapp che è in grado di realizzare applicazioni native per essere pubblicate su tutti gli store.

TEST APP

Il collaudo è focalizzato alla stabilizzazione della mobile app, ad apportare piccole modifiche finali in base al feedback del cliente e garantire la compatibilità con i vari dispositivi mobili presenti sul mercato.

RILASCIO APP

Successivamente alle fasi di sviluppo e di test il progetto è completato ed il nostro team si occuperà di effettuare la pubblicazione sui vari store.

GESTIONE DEGLI AGGIORNAMENTI

Dopo il rilascio potrà essere necessario effettuare delle revisioni all’App in base ad aggiornamenti dei sistemi dei dispositivi mobili. Viene consigliato,pertanto, sempre un contratto di assistenza per far fronte anche a queste evenienze.

AGGIORNAMENTO CONTENUTI

Aggiornamento dei contenuti, inteso come editing del testo ma anche della stesura dello stesso.

AGGIORNAMENTO GRAFICO

La Platform Development App, dopo il rilascio prevede un pannello amministrativo che agevola nell’aggiornamento della grafica senza dover ricorrere alla pubblicazione di una nuova versione aggiornata.

Per maggiori info visita il sito web

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Disponibile anche su Uomo&Manager

per maggiori info visita la pagina Contatti labict

Se avete letto i nostri articoli precedenti su Uomo & Manager, sarete ormai pronti ad affrontare qualsiasi crisi. Ma, rispetto alle crisi del passato, in questa fase, tutti i soggetti e, in particolare, le aziende sono state costrette ad accorgersi quanto i nuovi social media, decisamente più economici rispetto all’advertising tradizionale, fossero strategici per fare comunicazione.

Il web attualmente offre una gamma impressionante di opportunità perché ogni piattaforma ha caratteristiche peculiari che la differenziano dalle altre. D’altra parte, giorno dopo giorno i social network si evolvono, migliorano, aumentano la loro complessità. La sfida di tutti è proprio saper sfruttare al massimo i social media in un sistema di marketing, personale o aziendale, in modo efficace e, soprattutto, economico.

Una delle caratteristiche alla base dei social network è la logica user-oriented. Ogni piattaforma, così come ogni applicazione, viene creata nell’ottica di risultare facile e utile agli occhi dell’utente che andrà poi ad utilizzarla. L’individuo è il centro attorno al quale ruota lo sviluppo e l’evoluzione di queste tecnologie. Per questo è stato così facile adattare il web 2.0 alle esigenze dei consumatori: si sono evoluti insieme. I frutti di questo rapporto sono evidenti a tutti. L’utente web risparmia e affronta la crisi anche grazie ai social network.

Chi, per esempio, deve prenotare un viaggio può scegliere di utilizzare Trip Advisor, una comunità di viaggiatori che offre strumenti aggiornati in tempo reale per comparare prezzi e qualità del servizio. Ci si potrà fidare? Dipende ma gli oltre trenta milioni di recensioni e opinioni che lo compongono dovrebbero bastare a decretarne il successo.  Senza dimenticare che è proprio in un momento di crisi come questo che emergono le idee più brillanti. Utilizzare i social network, significa sfruttare la Rete per aumentare i guadagni, rispettando allo stesso tempo lo spirito originario sulla base del quale sono state create le piattaforme 2.0, un approccio user-oriented. Siamo ormai allineati: i social media sono senza dubbio un pezzo del nostro futuro: ecco allora cinque domande in pillole utili per sfruttarli al meglio.

Come il social networking può far crescere il traffico sul nostro sito web? 

Negli ultimi tempi, fra i navigatori on-line, due persone su tre hanno visitato un sito collegato ad un social network piuttosto che uno collegato ad un motore di ricerca come Google: il che vuol dire che se non siete presenti in nessuno dei maggiori social network, state perdendo una delle più semplici e veloci strade per accedere ai 2/3 degli utilizzatori di Internet.

Come possiamo essere coinvolti nel traffico generato dai social network? 

Lavorare con i siti social è fondamentale: offrite loro storie credibili e scritte bene, segreti, consigli o risorse in cui possono affondare i loro denti e, così facendo, avrete un esercito di comunicatori pronti a parlare di voi e della vostra attività. Possiamo realizzare la promozione attraverso gli articoli, oppure con i blog che contengono post scritti con lo scopo di catturare l’immaginazione e l’interesse del mercato di riferimento dei nostri potenziali clienti.

Come posso sfruttare i social network insieme a i motori di ricerca? 

L’aumentare degli utilizzatori di internet che iniziano ad usare le etichette (tag) per ricercare informazioni, i professionisti dei motori di ricerca non possono ignorare il crescente dominio dei social network che consentono di interagire con quelle persone. Pensateci bene: l’obiettivo più eccitante è che, mentre voi crescete in popolarità nei social network come Facebook o Twitter, il risultato sarà che il posizionamento nei motori di ricerca continuerà a crescere in parallelo.

Perché invece di parlare dobbiamo continuare ad ascoltare tutto quello che ci dicono le persone? 

Tutti quanti dobbiamo avere bene in mente questo principio fondamentale: i clienti, i consumatori non vogliono ascoltarvi, vogliono essere ascoltati. Ascoltate le conversazioni che avvengono sul web anche al di fuori della vostra pagina social, al di fuori del vostro sito e partecipate anche lì indicando chiaramente chi siete e perché state partecipando. Chi prova a fare il furbo viene smascherato prima che possa rendersene conto. E perde la sua reputazione per sempre: il web ha una memoria d’elefante. Allo stesso modo, è importante cedere il controllo della comunicazione, e non aver paura di aprire le porte alle critiche. Quando una conversazione, un blog, una community si sentono controllati e forzati, da una direzione a senso unico o dall’assenza di dialogo, non durano molto.

Quale ragione, quale motivo può richiamare clienti e consumatori verso la vostra professionalità? 

Se le persone non percepiscono di ottenere un valore aggiunto dal condividere le loro opinioni, non verranno da voi e andranno da altre persone, magari dai vostri diretti concorrenti che probabilmente hanno saputo soddisfarli meglio. È per questo che dobbiamo, ancora una volta, tenerci sempre aggiornati. Ma soprattutto sperimentate e, casomai doveste sbagliare, insistete e sperimentate ancora. Senza dimenticare che dovreste comunque resistere alla tentazioni di vendere a tutti i costi. Memorizzate un principio fondamentale: le persone amano tantissimo comprare qualsiasi cosa, ma odiano a morte tutti coloro che vogliono per forza vendergliele.

 

A cura di Angelo Deiana

Tratto da Uomo&Manager di Giugno 2017

Dopo le problematiche della settima serie, era particolarmente atteso l’arrivo del Samsung S8. Ebbene per gli appassionati del brand coreano è finalmente arrivata in Italia la possibilità di mettere mano sui nuovi smartphone della famiglia Galaxy che rappresentano l’inizio di una nuova era per il design che li caratterizza e i nuovi servizi che li accompagnano, pensati per offrire ai consumatori nuove modalità per vivere il proprio mondo.

Anche nel nostro Paese sono dunque disponibili i nuovi Samsung Galaxy S8 e Galaxy S8+. “Con i nuovi Galaxy S8 e gli accessori che ne accompagnano l’arrivo sul mercato vogliamo compiere un ulteriore passo sulla strada dell’innovazione, tanto per i consumatori, quanto per i professionisti e le aziende”, ha dichiarato Carlo Barlocco, Presidente di Samsung Electronics Italia. “Oltre a ridefinire il concetto stesso di sicurezza, Galaxy S8 e S8+ sono parte di un ecosistema che include Gear VR, Gear 360 e Samsung DeX per consentire la creazione e fruizione di contenuti di ogni tipo, in ogni momento della giornata. Con l’introduzione dell’assistente personale Bixby, inoltre, i nostri nuovi dispositivi rivoluzionano totalmente il modo in cui gli utenti interagiscono con il loro smartphone”.

I nuovi Galaxy S8 e S8+,  dopo una fase iniziale di prevendita nella quale Samsung ha registrato risultati senza precedenti: solo per l’Italia, l’azienda ha registrato volumi superiori del 60% rispetto alle prenotazioni raccolte al lancio di S7 e S7 Edge e adesioni quasi 4 volte superiori alle campagne precedenti nei primi 3 giorni dall’annuncio. Circa la metà degli utenti ha scelto la versione S8+, probabilmente in virtù delle dimensioni comunque contenute del dispositivo in relazione a un display più ampio a disposizione per foto e video. Per quanto riguarda i colori, il preferito in assoluto è ancora il tradizionale nero, ma oltre la metà dei consumatori ha scelto una delle opzioni più moderne.

Design rinnovato e… light

I nuovi Samsung Galaxy S8 e S8+ raccolgono l’eredità dei modelli precedenti nella gamma Galaxy, di cui mantengono caratteristiche fondamentali come resistenza ad acqua e polvere grazie alla certificazione IP68, supporto per MicroSD fino a 256GB, always on display per visualizzare l’ora o le notifiche quando lo schermo è in standby e ricarica rapida e wireless. Inoltre, i due nuovi smartphone Samsung presentano adesso una fotocamera frontale da 8 MP per selfie mai visti prima e una posteriore Dual Pixel da 12 MP, pronta a catturare ogni istante, anche in condizioni di scarsa luminosità. Galaxy S8 e S8+ utilizzano il primo processore Octa Core al mondo, che unisce performance elevate a consumi ridotti. Per maggiori sicurezza e semplicità d’uso, da oggi è possibile sbloccare lo smartphone scegliendo di affiancare ai metodi di autenticazione tradizionali la scansione dell’iride oppure il riconoscimento del viso.

Grande connettività

Galaxy S8 e S8+ offrono un vasto ecosistema di prodotti e servizi, pensati per rendere unica l’esperienza d’uso sia in termini di produttività che di connettività.

Grazie alla potenza di calcolo di Galaxy S8 e S8+, sarà possibile potrai aumentare la produttività utilizzando Samsung DeX, una soluzione che trasforma lo smartphone in un vero e proprio desktop. Attraverso la DeX Station gli utenti potranno visualizzare i contenuti in multitasking su uno schermo ancora più grande e rendere la gestione dei file di lavoro ancora più semplice ed efficiente.

I due nuovi smartphone saranno inoltre accompagnati, nelle prossime settimane, dal nuovo Gear VR con Controller realizzato in collaborazione con Oculus. Il Controller consente di gestire il dispositivo e navigare tra i contenuti in modo più semplice ed interattivo. Galaxy S8 e S8+ potranno anche essere collegati alla nuova Gear 360 (2017), per creare video a 360 gradi in 4K, scattare foto da 15MP e condividere in diretta e livestreaming i momenti più importanti della propria vita.

I prezzi di vendita al pubblico sono rispettivamente di Euro 829 e Euro 929, mentre il Samsung DeX è disponibile al prezzo di Euro 149,90.

 

Fonte: David Di Castro di Uomo&Manager

La reputazione online è oggi importante almeno quanto quella che si riesce ad ottenere al di fuori del web. Ecco perché è importante curarla sempre, in ogni momento, soprattutto quando si ha la necessità di puntare ad un avanzamento di carriera o semplicemente per presentarsi al proprio network in modo più professionale.

Per questi motivi gli esperti di Page Personnel, brand di PageGroup leader di mercato nella ricerca e selezione di impiegati e giovani professionisti qualificati, hanno stilato una semplice guida con le indicazioni per rendere il più efficace possibile la propria presenza sui social media.

L’invito della società di recruiting per chi non trova mai il tempo per aggiornare il proprio profilo online è approfittare di quei momenti del tragitto casa-lavoro che spesso non vengono sfruttati al meglio. Secondo una ricerca PageGroup, il 45% degli italiani impiega più di 45 minuti al giorno per il tragitto casa-lavoro. Quasi 4 ore alla settimana che potrebbero essere impegnate da chi utilizza i mezzi pubblici per dare una svolta alla propria carriera. I social media, infatti, sono diventati fondamentali anche nel mercato del lavoro, posizionandosi come il primo canale di contatto tra candidati e reclutatori.

“Come professionisti del recruiting, spesso completiamo positivamente un processo di selezione iniziato proprio attraverso i social media. La reputazione online è di primaria importanza per i candidati che vogliano emergere nel panorama competitivo del lavoro ed è importante sapere che i recruiter controllano i profili social dei candidati nei ¾ dei casi. Questo dato conferma la necessità di aggiornare costantemente i propri profili social per aumentare le probabilità di far evolvere la propria carriera” commenta Fabrizio Travaglini, Executive Director di Page Personnel.

I primi step proposti dalla guida di Page Personnel sono semplici ed immediati, utili per avere una panoramica della attuale presenza online di un potenziale candidato. È sufficiente scrivere su Google il proprio nome per trovare eventuali omonimi e, di conseguenza, dettagliare maggiormente il proprio profilo con informazioni specifiche come la propria città, il percorso di studi e l’attuale azienda per cui si lavora. Anche Google immagini può aiutare a filtrare i risultati, mostrando quali sono le foto più ricorrenti e, eventualmente, quelle da eliminare.

Una volta che sono stati individuati i canali ed è stata tracciata una panoramica complessiva, è necessario pensare ai contenuti e all’aspetto qualitativo. Il consigio di Page Personnel per chi vuol far emergere il proprio profilo come professionista accreditato del settore è quello di condividere articoli e informazioni e di partecipare attivamente a gruppi di discussione con i principali esperti del mercato come CEO, executive e altri business leader accreditati.

Ma non è tutto. Risulta infatti determinante la partecipazione a forum, gruppi di discussione o scrivere recensioni a libri e riviste di settore per enfatizzare la social reputation nei confronti dei selezionatori, aiutare ad espandere il proprio network e aprire nuove opportunità di entrare in contatto con professionisti del mercato del lavoro.